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LE FEES DI BITCOIN


Le fee di Bitcoin

Generalmente ogni transazione di Bitcoin richiede il pagamento di una fee, o commissione, al miner in modo che essa venga confermata e registrata sulla blockchain.


Parliamo di ogni prelievo e trasferimento che viene effettuato.


Nel 2015 Thaddeus Dryja e Joseph Poon sono stati i primi due sviluppatori a proporre “The Bitcoin Lightning Network”, un protocollo off-chain in cui non è necessario dover sempre registrare una transazione in BTC sulla blockchain di Bitcoin.

Inizialmente lo era, ma da quando è stato rilasciato Lightning Network nel 2018, si possono anche effettuare transazioni off-chain che non richiedono la registrazione sulla blockchain.


Ecco, quindi, che sorge una domanda: per quale motivo è necessario pagare una commissione anche se il proprio ordine potrebbe risultare confermato anche senza pagare nulla?


Per capirne meglio il motivo bisogna analizzare e capire come funziona la registrazione delle transazioni sulla Blockchain.

Prendiamo come esempio la chain di BTC.

I blocchi sono pacchetti di dati contrassegnati da uno specifico codice, detto hash, che consente a chiunque di verificarne l’autenticità.

Infatti, una volta trovato questo hash, il blocco viene aggiunto alla blockchain e visto che sono tutti dati pubblici, chiunque può scaricare il pacchetto dei dati inclusi nel blocco e verificarne la correttezza dell’hash.


Ognuno di questi blocchi viene creato all’incirca ogni 10 minuti e ha una capacità di 1MB (un megabyte) il quale permette la memorizzazione di circa 2500-3000. Al momento, quindi, il sistema Bitcoin è limitato a processare cinque transazioni circa al secondo. Un numero esiguo se si pensa ai numeri di transazioni al secondo di Paypal oppure del circuito Visa.


Nel momento in cui Bitcoin è diventato tanto popolare da superare notevolmente la richiesta di quattro transazioni al secondo, un numero ben maggiore di 2500 ogni 10 minuti, questo meccanismo si è rivelato limitante. Le transazioni eccedenti includibili nel blocco presente formavano una coda in attesa e dovevano essere incluse e registrate nei blocchi successivi.


Nella blockchain di Bitcoin la decisione dell’inserimento delle transazioni non è in ordine cronologico, bensì è alla totale discrezione dei miners. Questi ultimi tenderanno a privilegiare l’inserimento nei blocchi degli ordini con fee più alte perché queste risulteranno le più convenienti da processare portando loro un profitto maggiore.

Le transazioni in bitcoin con zero fee hanno perciò scarsissime probabilità di essere incluse in un blocco dai miners proprio per questo motivo.

Nei periodi di forte afflusso di scambi di mercato, in cui la quantità degli ordini supera la capacità di contenimento dei blocchi, si innesca una sorta di “asta” al rialzo tra gli utenti (soprattutto se hanno necessità di vedere processato il proprio ordine in tempi brevi).


Vediamo accadere questo durante i minting (fase di lancio) delle nuove collezioni di NFT dove vengono bruciate altissime quantità di Gas Fees (le fee di Ethereum), tra gli utenti che si vogliono aggiudicare alcuni “pezzi” di una collezione.


Le transazioni con zero fee in questi non hanno praticamente alcuna possibilità di essere confermate mentre nei momenti più tranquilli si dovrà attendere molte ore, se non addirittura giorni, prima di vedere la propria transazione confermata.


Una volta azzerato il premio per chi mina un blocco, le fee rimangono gli unici incassi per i miner.

È questo il motivo per cui vengono privilegiate transazioni con cospicue fee.

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